venerdì 11 maggio 2012

Un anno fa i sogni, Oggi le lacrime e l'Addio

Chi di noi l'estate scorsa non ha sognato? Tutti, anche quelli che oggi si proclamano profeti con la classica "l'avevo detto io!", ma per fortuna che di "profeta" ce n' è solo uno e sta fuori dalla provincia di Roma. Un anno fa nasceva la Roma Americana che chiudeva l'era Sensi, o meglio preferiamo dire, "l'era di Rosella" che fu tutt'altra  cosa rispetto a quella del compianto Sor Franco che mai si fece fregare da Mediolanum & Co. Voltavamo pagina, si guardava al futuro che essendo tale non sta dietro l'angolo ma bisogna farne di strada per raggiungerlo e Zio Tom, che viene dall'altra parte dell'oceano, lo sapeva benissimo.
"Roma non fu fatta in un solo giorno" aveva dichiarato Di Benedetto, quella frase che a molti è sembrata una come tante, in realtà era una sorta di "Codice da Vinci" in cui erano racchiuse tutte le fragilità, le paure e i problemi che la nuova Roma avrebbe incontrato nel suo nuovo corso. Preso il DS Sabatini ed in attesa dello svincolo inglese del Direttore Baldini, salivano nei cuori del popolo giallorosso, sentimenti come curiosità, voglia, amore e frenesia, tutti volevamo che il campionato iniziasse subito. Società e Dirigenza dettano la nuova linea, un modello culturale e sportivo nuovo di intendere il Calcio in Italia, puntare sulla voglia dei giovani, creare una struttura per renderla competente con le grandi d'Europa. Quale modello prendere in esempio? la risposta fu naturale, ovvero il modello della squadra più forte del Mondo: il Barcellona. Barcellona non voleva dire, come in molti hanno sempre pensato e criticato, voler copiare il gioco dei catalani ma voleva dire usare la stessa cultura nel formare un gruppo, nel creare uno stile. Nasceva "il Progetto" e Sabatini cominciava ad attuarlo volando in Argentina dal papà di Erik Lamela, passando per la Spagna da Bojan Krkic e Osvaldo fino a Pjanic, Borini e Josè Angel. Ma nelle trame del progetto il passaggio più essenziale fu l'Allenatore, su chi puntare? La parola d'ordine era "Giovani" e la Roma il "Giovane" ce l'aveva in casa ed era quel Vincenzino Montella catapultato dalle giovanili sulla panchina della prima squadra la stagione precedente dopo l'esonero di Ranieri. Perchè non tenerlo? Inesperto? No, se si vuole un giovane non si può avere l'esperienza. Montella rappresentava un legame con la vecchia società, un legame forte con Rosella Sensi e tali legami non possono esserci quando si volta la pagina. Si pensa a Villas Boas, giovane ma già vincente, l'ingaggio e la clausola di rescissione che lo legano al Porto fresco di Europa League è troppo alta per un progetto appena nato. Guardando sempre al Barcellona scatta l'idea a Baldini, visto che Guardiola è impossibile perchè non puntare al suo omologo del Barca B? Arriva Luis Enrique, giovane, determinato e portatore di quel modello di intendere il calcio che sta facendo impazzire il mondo intero. “La Roma come il Barcellona” e i tifosi incominciavano a sognare fino a svegliarsi ai giorni nostri con il triste epilogo di ieri, allenatore e squadra in lacrime per il triste addio che volta ancora una pagina del libro della storia giallorossa. Una cosa è certa Roma e la Roma hanno creduto molto in Enrique ed in tutti noi c’è la consapevolezza che il Mister ce l’ha messa tutta e che d’innanzi a lui ha un grande futuro. Ciao Luis, Hombre Vertical!

S.Z.


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